George

Giorgio. “George”, come lo chiamavano gli amici. Con accento marcatamente “british”, a metà tra il richiamo e la caricatura, proprio come Mildred, energica casalinga cockney, negli anni ’70 apostrofava il suo mite e smilzo George, omino rossiccio con baffetti e sguardo rassegnato. Grandi George & Mildred . E grande il nostro George lo era davvero, a dispetto del nome: alto e ben piantato, quasi cicciottello, ma sodo. Sguardo vispo e niente affatto sottomesso.

george

Otto Abendmann se lo ritrovò davanti una sera, in strada. George! Ma sei tu? Riemerso dalle nebbie del passato. Quarant’anni, una vita. La vita trascorre per tutti. A volte per alcuni finisce, prima della tua. Ma George/Giorgio era ancora, evidentemente, vivo. Otto provò un lieve senso di impazienza, di impotenza, nello scoprire che non sarebbe riuscito, come avrebbe voluto, a coprire/scoprire le esperienze, la vita di George e la sua in un attimo, nel breve lasso di tempo che dura un abbraccio e lo sguardo del riconoscimento, del riannodarsi dei fili spezzati della conoscenza. Si ha un bel dire che due amici che si rivedono dopo anni ritrovano l’intesa immediatamente. L’intesa per cosa? Per ricominciare a progettare insieme? Dopo quarant’anni la vita è trascorsa, per entrambi, e c’è spazio solo per ricordi e confronti, il futuro è ormai nel fonde dell’imbuto. Tutti questi pensieri attraversarono la mente di Otto, nascendo e morendo nell’attimo di smarrimento che precedette il ristabilimento delle giuste distanze. Sembra incredibile ma al contrario dello spazio, la dimensione tempo possiede la capacità di dilatarsi o comprimersi quasi all’infinito dentro la mente, come succede ad esempio con certi sogni che durano un istante assoluto ma raccontano avvenimenti di ore e di giorni. E quindi, la seconda occhiata, a mezzo metro, dopo l’abbraccio, servì a prendere le misure. Le misure dello spazio e del tempo in cui incasellare l’avvenimento/incontro casuale della sera, tra la scaletta di (non) impegni di entrambi.

Quello che seguì non è importante. George svanì lentamente ma inesorabilmente nelle nebbie del suo passato appena appena arricchitosi del breve incontro presente, mentre Otto Abendmann probabilmente si congedò pensando a cosa avrebbe bevuto di lì a poco assieme a Hubert von Totenschwanz.

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1 Commento

  1. gli anni scavano voragini…… non sempre è possibile ricostruire un ponte. soprattutto se nel frattempo la vita ha prodotto grandi mutamenti nelle due persone in questione….. alla fine si potrebbe scoprire di essere perfetti estranei nonostante il passato.

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